<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635</id><updated>2012-02-15T23:42:46.972-08:00</updated><title type='text'>continua qui</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>9</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-641945450654164660</id><published>2010-06-07T11:32:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:32:38.051-07:00</updated><title type='text'>La Brunetta</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA07PBfgtQI/AAAAAAAABWE/PVDLcjmC7iU/s1600/brunetta.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA07PBfgtQI/AAAAAAAABWE/PVDLcjmC7iU/s320/brunetta.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(Postato nel blog di "&lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/2007/12/03/la-brunetta/"&gt;Grazia&lt;/a&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbasso i nomignoli, i diminutivi, i vezzeggiativi e tutte le  alterazioni grammaticali capaci di disintegrare la dignità umana e di  trasformare un bacio in un baciottone o l’amore in un amoruccio. Ma,  ancor meno riesco a immaginare per quale perverso motivo le brune  debbano trasformarsi in brunette. Se l’italiano non è opinione, La  Brunetta – LB per velocizzare lo sproloquio – dovrebbe essere una  ragazza bassa e scura di capelli, giusto? &lt;span id="more-3139"&gt;&lt;/span&gt;E  allora dove sono le nerette, le rossette e le biondette?&lt;br /&gt;LB è contrastata anche dall’astronomia. Qualche scienziato ha ben  pensato di chiamare &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nana_bruna" target="_blank" title="nana bruna - astronomia"&gt;Nana Bruna&lt;/a&gt; la sua  clamorosa scoperta: una stella piccola e nera – tipo &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blattodea" target="_blank" title="blatta"&gt;blatta&lt;/a&gt;  – col nucleo troppo debole per riuscire a innescare cicli stabili – per  intenderci: in menopausa – e, quindi, &lt;strong&gt;non abbastanza figa da  rientrare a pieno titolo nella categoria delle stelle&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Sì, è vero: sono suscettibile, perché oltre a essere ricciola sono anche  piccola e bruna, ma se parlano di me come LB ricciolina ci vedo rosso:  uno si aspetta di veder arrivare la moglie di Calimero con la  permanente!&lt;br /&gt;Chiamatemi “brunetta” la Bellucci, allora. O Salma Hayek: voglio vedere  se ne avete il coraggio!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Com’è che quando una è normale senza gloria né infamia, è La  Brunetta, e quando invece ha un grande seno ed è alta un metro e  settantacinque (per dire), è una Bella Moracciona?&lt;/strong&gt; Poi magari è  strabica e ha i denti gialli, però ha le tettone! Possibile che un  bollino debba creare o sventare le aspettative, a priori? Ma per LB non  finisce qui, ahimè. Vi dice niente?&lt;br /&gt;“ Ti ricordi di Laura? ”&lt;br /&gt;“ Non so, dimmi un po’: com’è fatta? ”&lt;br /&gt;“È una brunetta, carina…”&lt;br /&gt;“Ma quale? Quella bassa?”&lt;br /&gt;“No, quella bruna…”&lt;br /&gt;“Boh, è un’informazione un po’ vaga. Ha gli occhiali? Una cicatrice?  Qualcosa di più che i capelli marroni, insomma. Quelli li hanno tutte…”&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; LB versa nella triste condizione dell’anonimato&lt;/strong&gt;. La  Donna Riccia si nota perché è buffa o afro. La Rossa dà nell’occhio  perché è spesso l’unica della compagnia (o della piazza) color rame  appena lucidato. La Bionda Naturale è un faro nella nebbia: non passa  mai inosservata. Per le brunette solo un tetro e trito: “E chi è?”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; Una delle ricerche americane&lt;/strong&gt; – che seguo come  fossero soap opera – avrebbe scoperto che, nell’ultimo decennio LB è  passata in testa nella classifica di gradimento maschile. Sembrerebbe,  infatti, che l’uomo preferisca avere accanto una compagna bruna perché  più affidabile e seria di una bionda magari più sexy ma sciocca. Quindi,  LB diventerebbe la moglie, mentre la bionda l’amante. Uno schifo per  entrambe, direi. E un bel casino: &lt;strong&gt;una bionda potrebbe riuscire a  sposarsi solo tingendosi e, viceversa, una bruna dovrebbe decolorarsi i  capelli per riuscire a farsi il marito di un’altra&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Artefatte e felici oppure &lt;em&gt;nature&lt;/em&gt; e single.&lt;br /&gt;In ogni caso, i conti non tornano: visto che in Italia le Bionde  Naturali si contano a manciate, com’è che la media dei matrimoni si è  abbassata? Non è che a sposarsi sono invece solo le bionde, alla faccia  dei sondaggi? Chiudo con un omaggio, una pacca amichevole e solidale  sulla spalla della donna che, più di tutte, s’è caricata l’odiato  appellativo senza protestare, con pazienza e spirito di sopportazione: &lt;strong&gt;Angela  Brambati&lt;/strong&gt; che dal 1967 è LB dei Ricchi e Poveri.&lt;br /&gt;Dimmi, di Grazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-641945450654164660?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/641945450654164660/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-brunetta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/641945450654164660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/641945450654164660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-brunetta.html' title='La Brunetta'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA07PBfgtQI/AAAAAAAABWE/PVDLcjmC7iU/s72-c/brunetta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-5169666473682589449</id><published>2010-06-07T11:28:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:33:55.229-07:00</updated><title type='text'>Il Maschiaccio</title><content type='html'>(Postato sul blog di "&lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/2007/12/04/il-maschiaccio/"&gt;Grazia&lt;/a&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA06PXjlriI/AAAAAAAABV8/Qsvj7xoQg7M/s1600/maschiaccio.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA06PXjlriI/AAAAAAAABV8/Qsvj7xoQg7M/s320/maschiaccio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Insieme alla riccia, alla bionda, alla rossa e alla brunetta, in un &lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/author/giustina/" target="_blank"&gt;ipotetico  pentacolo divinatorio&lt;/a&gt; – che trae saggezza da proverbi demodé e  detti stradetti e maledetti - a cui ogni vertice corrisponde uno  stereotipo femminile, manca ancora una punta: il maschiaccio (per  stringare il discorso, di qui in poi IM)… &lt;br /&gt;&lt;span id="more-3149"&gt;&lt;/span&gt; Badate, non parlo di fattori  caratteriali, né di un particolare modo di vestire o di parlare, ma  semplicemente di capelli. Cari miei, questa è la fissa più tosta di  tutte, non c’è scampo, prima o poi la frase fatta scappa e ci  inciampiamo: se una ha un taglio di capelli corto è un maschiaccio, fine  della fiera. Neanche una quarta di reggiseno o due gambe tornite e sode  riusciranno a staccarle l’etichetta dalla nuca. Sembrerebbe che  all’incirca 5.000 anni fa le egizie si rasassero completamente il  cranio: all’epoca era un segno distintivo di nobiltà, raffinatezza ed  eleganza. E allora com’è che nel settecento l’unico motivo per cui le  donne sacrificavano le lunghe chiome era per debellare i pidocchi?&lt;br /&gt;Quali modelli d’emulazione possiamo incolpare? Le Amazzoni? Le  Valchirie? Le Charlie’s Angels? Ma il come e il quando non contano  perché l’assioma ammette pochissime eccezioni: più lungo e fluente è il  capello – magari senza toccare il pavimento – più alta sarà la carica  sessuale ed erotica della donna. Di contro, più corto e naturale è,  maggiore sarà la convinzione che la donna in questione sia gay. Pensate a  Demi Moore, la “bella moracciona” interprete del &lt;i&gt;Sodato Jane&lt;/i&gt;.  Da donna aveva i capelli lunghi era mite e vittima del sistema poi, per  una serie di motivi che non ricordo, le giravano le palle, &lt;b&gt;si  rasava la testa a zero, si allenava facendo le flessioni sui mignoli,  strisciava nel fango&lt;/b&gt;, riusciva a scavalcare un muro altissimo  e, da perfetta ufficiale e gentildonna, sporca e piena di steroidi,  diventava rispettata e temuta come un uomo e, di conseguenza, arrapante  come un elemetto.&lt;br /&gt;Io ho avuto i capelli cortissimi fino all’età di 10 anni circa. Ero  davvero un maschiaccio, ma non per merito dei capelli: mi ci impegnavo  tantissimo! Giocavo coi ragazzini, mi vestivo come loro per correre e  per non essere da meno nelle gare e nei giochi giù in cortile, avevo  sempre un ginocchio sbucciato e ne ero fiera perché i maschi mi  trattavano come una loro pari. Da grande, l’ultima volta che ho tagliato  i capelli corti è stato quando avevo suppergiù 25 anni.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;IM deve dimostrare col trucco e con i vestiti di essere etero, e  questo non è bello.&lt;/b&gt; IM ha in testa gli stessi ricettori del  piacere che ha una capellona ma, chissà perché, a pochi viene voglia di  accarezzare una testa rasata o con una zazzerina corta. Le donne le  lisciano le teste degli uomini, a prescindere dalla lunghezza dei loro  capelli, no? A buttare giù questo preconcetto non è riuscita Juliette  Binoche, seppur ne &lt;i&gt;Il danno&lt;/i&gt; era sexy e disinibita come poche e  non disdegnasse né il padre né il figlio né il cugino del figlio del  patrigno della suocera. Non ce l’ha fatta Audrey Hepburn che, per quanto  bellissima e chic, è diventata un’icona efebica ed eterea anche a causa  del taglio di capelli controtendenza. Trent’anni fa Bibelot fu la prima  modella che osò radersi la testa a zero: suscitò talmente tanto clamore  che fu costretta a coprirsi la testa con un parruccone! Il discorso si  ribalta se parliamo di peli: le donne non se ne strappano mai  abbastanza! Certo, esitono degli uomini a cui IM piace, ma il luogo  comune – che è quello spazio senza tempo dove si parla per frasi fatte e  non ci sono le mezze stagioni – vuole che la donna abbia i capelli  corti solo in certi casi, vale a dire se è:&lt;br /&gt;&lt;b&gt; a)     disperata&lt;br /&gt;b)    esaurita&lt;br /&gt;c)     gay&lt;br /&gt;d)    suora&lt;br /&gt;e)     indigente&lt;br /&gt;f)     figa come Hally Barry&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dimmi, di Grazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-5169666473682589449?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/5169666473682589449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-maschia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/5169666473682589449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/5169666473682589449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-maschia.html' title='Il Maschiaccio'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA06PXjlriI/AAAAAAAABV8/Qsvj7xoQg7M/s72-c/maschiaccio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-1247348908004244617</id><published>2010-06-07T11:19:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:34:11.528-07:00</updated><title type='text'>La Riccia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA04Lmx_2rI/AAAAAAAABV0/gQMPktXMxDM/s1600/riccia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA04Lmx_2rI/AAAAAAAABV0/gQMPktXMxDM/s320/riccia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(Postato sul blog di "&lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/2007/11/28/la-donna-riccia/"&gt;Grazia&lt;/a&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Stereotipato&lt;/i&gt; non è un bell’aggettivo. Tutti ci illudiamo di  essere originali: sentirsi accusati di essere uno qualsiasi pescato a  casaccio nel mucchio addomesticato non è il massimo. Ma essere diversi è  una grana: si è additati come megalomani, eccentrici, pazzi,  grotteschi, eccessivi. &lt;b&gt;Meglio indossare lo stesso colore degli  altri che essere un colore&lt;/b&gt;.  Se questa cosa è di per sé  difficile per l’essere umano – una pianta o una pietra uguale solo a se  stessa è una rarità, non un’avaria – &lt;b&gt;nel mondo femminile, le  circostanze si complicano&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Nell’universo delle donne non è solo l’abito a fare il  monaco, ma anche il capello&lt;/blockquote&gt;L’etichetta ce l’abbiamo appiccicata sulla testa.&lt;br /&gt;Nel corso di questa settimana proverò ad &lt;i&gt;anatomizzare&lt;/i&gt; le  categorie femminili in base alle chiome. Facendo parte dell’ordine delle  ricce comicerò da loro, anzi, da noi…&lt;br /&gt;&lt;span id="more-3122"&gt;&lt;/span&gt;La Donna Riccia – che da qui in avanti  chiamerò DR: fa un po’ Germania dell’Est ma pazienza – parte per un  week-end romantico e, per non imbarcare il bagaglio e di conseguenza far  perdere istanti preziosi al proprio compagno, porta con sé solo lo  stretto necessario per la toilette, illudendosi che nel bagno dello  strafigo albergo a cinque stelle che ha scelto ci siano tutti i gadget  per la bellezza del corpo. Appena possibile, la DR controlla la  mercanzia: bagnoschiuma,  shampoo, lima per unghie, eau de toilette, ago  e filo, spazzola e lucido per scarpe, minispazzolino e dentificio,  crema per il corpo, olio per massaggi e… stop. Orrore. Ma non lo sanno  che se la DR si lava i capelli e non mette il balsamo non può  permettersi di uscire dalla stanza? Che se il suo compagno la vedesse  nature la scambierebbe per la fantozziana, ispida e cotonata signorina  Silvani? &lt;b&gt;&lt;br /&gt;Ogni riccio è un capriccio. No: ogni riccio è un riccio! &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Possibile che la DR debba dimostrare di essere docile e comprensiva  senza manifestare il benché minimo biasimo per sfuggire a un  cazzutissimo luogo comune? Ma torniamo al week-end romantico della DR.  Sconvolta dalla mancanza del &lt;b&gt;balsamo per capelli&lt;/b&gt;, la  nostra è costretta ad andare dal parrucchiere e, a quel punto, decide di  regolare anche il taglio, anche se Lui non se ne accorgerà mai: un  boccolo rimane un boccolo anche con una voluta di meno… c’est la vie!  Mentre dà gli ultimi inutili colpetti con le forbici, la parrucchiera  guarda nello specchio la DR e, con voce maliziosa, le domanda la stessa  cosa di sempre: “Li stiriamo?” e, tutte le volte, la DR risponde di no,  deludendola. Perché mai una riccia dovrebbe voler essere liscia? Io che  ho quasi 33 anni, per esempio, se tutte le volte avessi accontentato le  parrucchiere che me l’hanno proposto – chi con classe e chi meno – a  quest’ora sarei pelata! Terminiamo l’analisi dello stereotipo ricciuto  con i soprannomi. Che la DR sia una donna non conta: è Caparezza. E  vent’anni fa, quando costui era ancora &lt;i&gt;nel tunnel&lt;/i&gt;, la  situazione non era migliore: la Mannoia non era sufficiente a dare alla  DR la giusta connotazione sessuale perché Branduardi era più famoso. &lt;i&gt;Cogli  la prima mela&lt;/i&gt; e colpisci il tuo nemico, DR!&lt;br /&gt;Ora io mi domando: possibile mai che le ricce siano così poche? Che  le Betty Boop di tutto il mondo si facciano avanti! Dimmi, di Grazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-1247348908004244617?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/1247348908004244617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-riccia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1247348908004244617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1247348908004244617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-riccia.html' title='La Riccia'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA04Lmx_2rI/AAAAAAAABV0/gQMPktXMxDM/s72-c/riccia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-1782658897520910041</id><published>2010-06-07T11:16:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:34:53.155-07:00</updated><title type='text'>La Rossa</title><content type='html'>&amp;nbsp;(Postato sul blog di "&lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/2007/11/29/la-donna-rossa/"&gt;Grazia&lt;/a&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA03WRGHODI/AAAAAAAABVs/LbHxXpfFSW8/s1600/rossa.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA03WRGHODI/AAAAAAAABVs/LbHxXpfFSW8/s320/rossa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Lo stereotipo femminile che voglio scomporre in questo gioco delle  etichette affibbiate &lt;i&gt;alla carlona&lt;/i&gt; è la Donna Rossa alla quale,  d’anticipo, porgo la mia più sincera solidarietà. La Rossa – che, per  comodità, d’ora in avanti definirò LR – è vittima di luoghi comuni,  false ovvietà e preconcetti oltre ogni limite. Assolutamente fuori  controllo. La prima leggenda metropolitana da sfatare è fra tutte la più  sconcertante e contraddittoria poiché ritrae LR come una &lt;b&gt;passionale  e vorace femme fatale&lt;/b&gt;. L’identikit calza a pennello se ci si  riallaccia al dipinto della lussureggiante Rita Haworth nei panni della  focosa Gilda oppure alla stagione cremisi di Nicole Kidman o, ancora,  alla sempreverde seppur vermiglia Jessica Rabbit ma, frana rovinosamente  se lo si estende all’universo delle rosse: definire concupiscenti Sara  Ferguson o Rita Pavone mi sembra un tantino azzardato. In questi casi,  direi esemplari, l’appellativo riservato è un filo meno sexy rispetto a  quelli prenotati dalle valchirie dedite alla sessomania più sfrenata: &lt;b&gt;pel  di carota&lt;/b&gt;. Che ingiustizia è questa? Se il colore dei capelli  detta legge, che l’editto sia paritario per tutte e, invece, niente: la  legislatura proprio non ce la fa a rispettare le uguaglianze. Ma vi dirò  di più: &lt;b&gt;c’è addirittura una bizzarra convinzione popolare per  cui LR avrebbe un sapore particolarmente dolce&lt;/b&gt;, ma non credo  che la cosa sia degna di essere ulteriormente approfondita ché tanto di  scempiaggini da sciorinare ce ne sono pure troppe…&lt;span id="more-3129"&gt;&lt;/span&gt;  Prendiamo a campione i famigerati detti proverbiali, per esempio. Non  si sa chi li abbia dettati, né a chi, né quando ma, tuttora, molti  aforismi sono radicati nelle teste di tre generazioni abbondanti. &lt;i&gt;Il  miglior rosso gettò il padre nel pozzo&lt;/i&gt;. Quindi LR – e anche i  rossi, per l’esattezza ­– sarebbero delle bestie patricide. Rosso  malpelo. &lt;b&gt;Cattivi dalla testa ai piedi &lt;/b&gt;senza remissione  della pena. &lt;i&gt;Il ciel ci guardi dalla tosse&lt;/i&gt; – e okay –&lt;i&gt; dal  verme di finocchio&lt;/i&gt; ­– ci può stare – &lt;i&gt;da quelli con un solo  occhio&lt;/i&gt; – già qui la sentenza traballa… – &lt;i&gt;e da quelli con il  pelo rosso&lt;/i&gt;. E dagli! Che cosa ci sarebbe di così demoniaco in  Richie Cunningham? Ve l’immaginate una puntata di &lt;i&gt;Happy Days&lt;/i&gt; in  cui il timido pel di carota – e scusate se è poco – svela la sua natura  animalesca sventrando mamma Marion o facendo a pezzi con la motosega  Fonzie? Io no.&lt;br /&gt;Ma torniamo a bomba. Non c’è scampo: neanche essere più mansueta di un  agnellino cloroformizzato basterà a debellare la credenza che LR sia una  donna &lt;b&gt;bizzosa e viziata&lt;/b&gt;. Presentare LR a un uomo non è  cosa semplice: le classiche frasi fatte che, in genere, spianano la  strada e spiegano i fatti, in questo frangente non sono sufficienti:&lt;br /&gt;“Vorrei farti conoscere Anna. Ti piacerebbe: è esattamente il tuo tipo”&lt;br /&gt;“Uhm, non so. Com’è?”&lt;br /&gt;“Molto simpatica”&lt;br /&gt;“Quindi un cesso?”&lt;br /&gt;“No! È carinissima! Ha dei bellissimi capelli rossi…”&lt;br /&gt;“Ahia”&lt;br /&gt;Ma chiedigli se ne ha abbastanza da passarci dentro le dita, se sono  morbidi, se profumano, non il colore! Possibile che gli uomini si  lascino infinocchiare e/o abbagliare anche da una tinta e da quattro  meches? Si sono perfino investiti dei soldi – dei contribuenti! – per  dimostrare con studi scientifici che LR sarebbe uno strano essere.  Alcuni ricercatori avrebbero trovato un ricettore nel cervello, la  melacortina, responsabile – tra le altre cose – della cocciutaggine  delle chiome fulve: &lt;b&gt;sembrerebbe che, in sala operatoria, LR  necessiti del 20% di anestetico in più per addormentarsi&lt;/b&gt;. Il  condizionale la dice lunga: non è stato difatti provato un bel niente a  parte che, a volte, gli scienziati dovrebbero ridimensionare, per lo  meno in quantità, la visione di film porno. Dimmi di Grazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-1782658897520910041?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/1782658897520910041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-rossa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1782658897520910041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1782658897520910041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-rossa.html' title='La Rossa'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA03WRGHODI/AAAAAAAABVs/LbHxXpfFSW8/s72-c/rossa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-35676056779530452</id><published>2010-06-07T11:13:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:35:09.180-07:00</updated><title type='text'>La Bionda Naturale</title><content type='html'>&amp;nbsp;(Postato sul blog di "&lt;a href="http://blog.graziamagazine.it/2007/11/30/la-donna-bionda/#more-3136"&gt;Grazia&lt;/a&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA02rs1yHrI/AAAAAAAABVk/dsqHz6TSMh4/s1600/bionda.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA02rs1yHrI/AAAAAAAABVk/dsqHz6TSMh4/s320/bionda.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Tengo a specificare che in questo post&lt;i&gt; vivisezionerò&lt;/i&gt; il  ritratto convenzionale della vera Bionda (ché a farsi una tinta son  brave tutte), ripercorrendo la mia personale esperienza di vita e  interazione col mistico mondo dorato. Esatto: mistico e celestiale, non  esagero. Avrete sicuramente fatto caso che &lt;b&gt;gli angeli sono tutti  biondi&lt;/b&gt;; a parte il &lt;i&gt;Michael&lt;/i&gt; di John Travolta che  infatti beveva, era grasso e faceva le puzze. È un fatto. C’è poco da  arrampicarsi sugli specchi: dalle favole alla tv, dal cinema alla  leggenda, dal passato al futuro, per antonomasia, i biondi sono tutti  buoni. E belli. &lt;b&gt;&lt;br /&gt;Ma i biondi non sono le bionde!&lt;/b&gt; Cambiando l’articolo,  l’immaginario collettivo si trasfigura, surclassando la mera bontà…&lt;span id="more-3136"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da bambina avevo un’opinione esageratamente alta della Bionda Naturale  (di qui in avanti BN, come la targa di Benevento). Le mie icone di  riferimento per quanto concerneva la bellezza femminile erano tutte  biondissime e io, ingenuotta, ero certa che non fosse casuale: il colore  paglierino doveva influire in qualche modo sulla magnificenza!  Raffaella Carrà, Heather Parisi, Lorella Cuccarini erano – e sono  tuttora – bravissime e splendide nelle loro tutine da ballo ed erano  tutte… tinte. Ma c’erano anche le gemelle Kessler col loro &lt;i&gt;Da Daumpa&lt;/i&gt;  e Marilyn Monroe con &lt;i&gt;Gli uomini preferiscono le bionde&lt;/i&gt;… ex  brune anche loro. Niente. Tornando indietro con la mente non riesco a  ricordarmi di nessuna BN. Un momento, c’era Shirley Temple! L’enfant  prodige, la riccioli d’oro dello schermo: la odiavo. Era un personaggio  talmente lezioso e intelligente da piacere solo al mio povero nonno  settantenne: a pari merito io preferivo Lassie che almeno non mi  provocava complessi d’inferiorità da nipote imperfetta. Ah, sì: amavo  Olivia Newton-John. Ripensandoci, però, aveva una ricrescita scura  paurosa: della serie il trucco c’è e si vede. Ci deve pur essere una BN  intrappolata nelle mie reminescenze. Trovata: la Donna Bionica! Jaime  Sommers non era solo naturalmente bionda (meglio darlo per scontato a  questo punto) ma anche fighissima: un agente segreto al servizio del  bene che evitava la violenza fine a se stessa in favore dell’astuzia,  della sensibilità e di un’impressionante genialità.  Una così sì che  alza l’indice di gradimento: ha addosso parti elettroniche, è  fortissima, velocissima e ci vede più di un’aquila con l’ipermetropia,  ma usa il cervello. Fantastica. Nell’età dell’adoloescenza un  increscioso episodio ha mutato la mia opinione sulla BN: si tratta di   una storia scomoda, ma la sintesi servirà a chiarire – e a giustificare,  almeno in parte – il mio passaggio dall’idolatria all’idiosincrasia.  Per farla breve, lasciai il mio fidanzatino perché un’amica mi assicurò  che lui voleva mollarmi per mettersi con una bionda. Scoprii troppo  tardi che era una bugia. Feci la figura della bambinetta: un’atrocità se  hai 13 anni. Ero caduta come una mosca cieca nella tela di quella  tarantola che si professava mia amica, e lei era una BN, per giunta  innamorata del mio fidanzatino, la maledetta. Da quel momento, per lungo  tempo ho detestato l’intera categoria, lo confesso. Mi guardavo in giro  e non potevo non associare la BN al mio truama personale, d’un tratto  mi sembrava che la BN avesse lo spessore di una sottiletta: da sola non  bastava neanche a farcire la tv che, per darle forza, era stata  costretta ad affiancarle una co-protagonista. Da Striscia a Sanremo, non  c’era più La Biondina, ma c’erano La Bionda e La Mora. Discriminandole,  per un periodo ho addirittura collezionato &lt;b&gt;barzellette su di  loro&lt;/b&gt;. Tipo: “Che cosa significa 80 per una BN? 69 IVA inclusa”  Poi però, crescendo, ho capito che una bionda non fa primavera, e che  Mary Quant – creatrice della minigonna quindi degna di rispetto, a  prescindere – si sbagliava affermando che &lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;“avere denaro è come essere bionde: più divertente, ma  non vitale”&lt;/blockquote&gt;Perché essere bionde è come avere più denaro: ti diverti di più e  poche chiacchiere.  E allora, viva le bionde: alla spina o in bottiglia,  non fa differenza purchè siano gelate al punto giusto. Dimmi, di  Grazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-35676056779530452?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/35676056779530452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-bionda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/35676056779530452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/35676056779530452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/06/la-donna-bionda.html' title='La Bionda Naturale'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/TA02rs1yHrI/AAAAAAAABVk/dsqHz6TSMh4/s72-c/bionda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-1555454108412722047</id><published>2010-03-03T08:42:00.001-08:00</published><updated>2010-03-03T08:47:03.579-08:00</updated><title type='text'>L’UOMO DEL FORNO  (Personaggi rubati a Bisceglie)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="" name="Title"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="" name="Keywords"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Microsoft Word 10" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Microsoft Word 10" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;link href="file:///Macintosh%20HD/Users/giustina/Library/Preferences/Microsoft/Clipboard/msoclip1/01/clip_clip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;  &lt;style&gt;&lt;!-- /* Font Definitions */@font-face	{font-family:"Times New Roman";	panose-1:0 2 2 6 3 5 4 5 2 3;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:auto;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;}@font-face	{font-family:"Courier New";	panose-1:0 2 7 3 9 2 2 5 2 4;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:auto;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;} /* Style Definitions */p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:Times;	mso-ansi-language:IT;}p.MsoBodyText, li.MsoBodyText, div.MsoBodyText	{margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	text-align:center;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:18.0pt;	font-family:"Courier New";	mso-ansi-language:IT;	font-weight:bold;}p.MsoBodyText2, li.MsoBodyText2, div.MsoBodyText2	{margin-top:0cm;	margin-right:0cm;	margin-bottom:1.0pt;	margin-left:0cm;	text-align:justify;	mso-pagination:none;	tab-stops:11.0pt 36.0pt;	mso-layout-grid-align:none;	text-autospace:none;	font-size:12.0pt;	font-family:Times;	mso-ansi-language:IT;}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:72.0pt 90.0pt 72.0pt 90.0pt;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Ci vado io a ritirare i taralli, pà. – fa Jp a suo padre. – Sono due ore che lo cerco al cellulare. – mi spiega.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;(Jp è un amico di Bisceglie, Bisceglie è il mio paese d’origine, i miei vivono a Bisceglie, Jp è a casa dei miei con me, che sono fuggita per qualche giorno da Milano in preda a una colica nostalgica.)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Seguire quattro blog mi fa sentire un criceto gigante che corre sulla ruota panoramica di un luna park di periferia: fa girare la testa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Mi serve una home sweet home in cui ritrovare i vari pezzi del mosaico che compone il mio lavoro: un sito potrebbe bastare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Libri, sceneggiature di fumetti e illustrazioni, biografia, contatti e un tot di link: ho poche e specifiche esigenze, ma Jp ha le idee più chiare; cambia un codice htlm all’ultimo blog che ho creato (che non gli piace) e, in un click, il colore di sfondo passa dal nero al bianco. Fa magie, Jp; e non lo sa: l’ignoranza può rendere una persona facilmente affascinabile. O timorosa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Jp mi parla di tag, di eBook e di ricerche. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Si può fare? – gli chiedo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Se tu puoi pensare una cosa, io posso farla. O posso scoprire come riuscirci. – risponde lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Domani riparto, lavoreremo a distanza: ci scambiamo i contatti di msn e di skype. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;È bello poter comunicare con facilità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Jp guarda l’ora.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Vuoi venire con me a prendere i taralli? - mi chiede con un sorriso. - Poi ti riporto indietro. Se no, il forno chiude. – aggiunge, e io dico di sì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Io e Jp lasciamo i computer in stand by e usciamo, chiacchieramo del sito, di wireless e di connessioni. Vorrei sapere più cose.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Parcheggiamo l’auto e cerchiamo il forno nella stradina sbagliata. Non siamo nel centro storico, ma in un punto di Bisceglie che ospita case dal sapore antico, basse, dai muri chiari e scrostati, per lo più malconce, ma con un potenziale pazzesco. Qui, le viuzze si confondono un po’ tutte. Il profumo di pane che c’è nell’aria ci conferma di essere nelle vicinanze del forno. Jp chiede informazioni a un vecchietto abbronzato e rugoso che ci dice di andare nella strada parallela a dove ci troviamo. Allontanandoci da lui, mettiamo il naso fra le sbarre del cancello chiuso di una villa del 1858 ristrutturata di recente. Pietra e tufo bianchissimi, archi a volta e una terrazza verde: immagino sia stupefacente anche quello che non vedo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Non di là! A destra! – ci grida il vecchietto credendo che abbiamo male interpretato le sue indicazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Io e Jp lo ringraziamo, sorridiamo della sua gentilezza sdentata e raggiungiamo il forno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Vedrai che personaggio. – mi dice Jp mentre scosta la tendina di plastica per permettermi di entrare nel locale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Un uomo (vestito di blu, la spalla sinistra più alta della destra, bretelle sottili, capelli scuri, mani annerite dalla fuliggine, pancia perfettamente rotonda, faccia da bambinone) ci chiede di spostarci a destra della stanza. Il suo tono è cauto e gentile. C’è un tizio accanto a lui, i due parlano di qualcosa che non mi colpisce e dimentico all’istante. Il fornaio estrae una pala e capisco perché ci ha chiesto di fargli spazio: l’asta è lunga circa tre metri, ci avrebbe colpito durante la manovra. Mi abbasso e spio la profondità della fornace: il fumo che aleggia sul fondo ne nasconde la fine.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Mi guardo intorno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;A sinistra del locale (di dieci, quindici metri quadri, al piano terra) c’è una stanzetta, intuisco si tratti del bagno; sopra la porta c’è uno stendardo del Milan. A destra dell’immenso forno a legna (che si trova di fronte all’ingresso), poggiate su una mensola e ammonticchiate per terra, ci sono una trentina di teglie nere e rettangolari con dentro taralli appena cotti di varie forme e misure. Mentre annuso l’aria fragrante, Jp mi spiega che l’Uomo del Forno si limita a cuocere, non prepara. La gente gli porta focacce, taralli, legumi e pane e lui inforna e tosta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;La nonna e la mamma di Jp hanno fatto i taralli, stamattina; suo padre li ha portati al forno e ora quelli sono pronti. Jp sa che sto scattando foto con gli occhi. – Per questo ti ci ho voluto portare. – mi dice.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;Quando il tizio se ne va, l’Uomo del Forno ci parla con spontaneità. Ci speravo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Il forno era del nonno di mio nonno, è aperto da centocinquant’anni. Mio figlio di ventidue anni fa il pizzaiolo, non vuole stare qui; e quello di dodici anni è troppo piccolo. Quando io non ce la farò più, si finisce. Ora servo cinque forni, ma un tempo lavoravo molto di più. Un giorno sono arrivati i carabinieri e mi hanno portato in caserma; mi hanno tenuto lì quattro ore. Come un criminale. Meno male che conoscevo un avvocato: c’è stato un bel braccio di ferro. Il bagno non era a norma, ora sì. – racconta mentre entrae una teglia più piccola e rotonda dal forno, dentro ci sono una manciata di fave tostate. Poi continua. - Sono stato fermo due anni e ho perso un sacco di clienti; solo ora sto recuperando. Avete visto il forno com’è profondo? È grande quanto questa stanza, uguale. Ogni tanto vengono dei milanesi a visitarlo: qualche giorno fa sono venuti pure dei tedeschi. - &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;L’Uomo del Forno ci dà i tre chili di taralli preparati dalla nonna e dalla mamma di Jp; Jp paga e saluta. Faccio per stringere la mano all’Uomo del Forno che, per non sporcarmi, mi porge l’avambraccio e ci regaliamo un sorriso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Molto piacere. – mi dice presentandosi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Assaggia. – mi fa Jp quando siamo fuori. Pesco un tarallo dalla sua cesta, poi ne rubo un altro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;- Buonissimi. – dico, e ho poco altro da aggiungere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;; font-size: small;"&gt;È bello poter comunicare con facilità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/S46RKwMos-I/AAAAAAAABKs/h3ReI27lmws/s1600-h/pavlo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/S46RKwMos-I/AAAAAAAABKs/h3ReI27lmws/s320/pavlo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText2" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Courier New&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-1555454108412722047?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/1555454108412722047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/03/luomo-del-forno-personaggi-rubati.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1555454108412722047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1555454108412722047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2010/03/luomo-del-forno-personaggi-rubati.html' title='L’UOMO DEL FORNO  (Personaggi rubati a Bisceglie)'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/S46RKwMos-I/AAAAAAAABKs/h3ReI27lmws/s72-c/pavlo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-1877802169920404591</id><published>2009-12-11T08:47:00.000-08:00</published><updated>2009-12-11T08:53:42.175-08:00</updated><title type='text'>IL COLORE DELLA PAURA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SyJ5Bz2dzFI/AAAAAAAABF4/UMhosfmxsnA/s1600-h/blatte.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 303px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SyJ5Bz2dzFI/AAAAAAAABF4/UMhosfmxsnA/s400/blatte.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5414022774058241106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;(31 Luglio 2006, III di dodici soggetti scritti e rifiutati dall'integerrimo indagatore dell'incubo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È estate e col caldo la città è presa d’assalto dagli scarafaggi. Le disinfestazioni si susseguono, ma l’invasione sembra impossibile da domare. Il campanello di DD suona proprio nel momento in cui Groucho sta ammazzando una grossa blatta sbucata dallo scarico del lavandino. Si tratta di una signora che supplica Dylan di aiutarla: sua figlia è stata rapita dagli scarafaggi! Dylan pensa si tratti di un’invasata, ma la foto della bellissima donna, lo spinge a indagare. L’interno della villetta della donna scomparsa è asettico, bianco e disinfettato fino all’inverosimile. La madre spiega a DD che sua figlia, ossessionata dalle blatte, era diventata una maniaca dell’ordine e della pulizia. Aveva tappato ogni fessura e sigillato ogni infisso pur di non far entrare più quei “ mostri ”, così li chiamava, in casa sua. L’ultima volta che la signora l’aveva sentita, la figlia le aveva detto di essere la prescelta e di dover andare con loro nel Regno Nero. Dylan sente scricchiolare qualcosa sotto il pavimento, si abbassa e poggia l’orecchio per terra. Il rumore proviene dal bagno. DD toglie il tappo alla vasca e una moltitudine di scarafaggi riempie la stanza. Una vibrazione, una specie di richiamo, attira Dylan verso il basso. Il nostro chiede alla signora di andarsene e scende nella cantina della villa. Qui il rumore è molto più forte, e diventa quasi insopportabile nelle vicinanze di una sorta di tombino, ma la vibrazione è irresistibile e Dylan prosegue: apre il pozzetto e scende lungo un cunicolo e, nel buio umido delle fogne sottostanti la villa, scopre cosa ne è stato della giovane donna che, trasformatasi in una gigantesca blatta lo attira a sé. La donna ha deposto centinaia di uova e, tramite lo strofinio delle grosse antenne emette la vibrazione che richiama Dylan, per mangiarlo! La madre della ragazza ha chiamato la disinfestazione che spruzza veleno attraverso il tombino che Dylan ha lasciato scoperchiato. La donna-blatta, distratta dal veleno, smette di far vibrare le antenne e Dylan riesce a scappare. Il nostro prende una tanica di benzina e da fuoco alle fogne, ma quando l’incendio si spegne di lei non c’è traccia. L’emergenza scarafaggi rientra, la città sembra averli debellati, ma ogni tanto, qualcuno sparisce attratto da delle strane vibrazioni…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-1877802169920404591?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/1877802169920404591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/12/il-colore-della-paura.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1877802169920404591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/1877802169920404591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/12/il-colore-della-paura.html' title='IL COLORE DELLA PAURA'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SyJ5Bz2dzFI/AAAAAAAABF4/UMhosfmxsnA/s72-c/blatte.png' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-7331728273628620167</id><published>2009-12-03T10:20:00.000-08:00</published><updated>2009-12-03T10:44:59.389-08:00</updated><title type='text'>263 – ON AIR (Postumi di un’altra intervista televisiva)</title><content type='html'>&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/X0qZhVWFO0Y&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/X0qZhVWFO0Y&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Se vuoi, l'inizio del racconto è &lt;a href="http://101motivinonbastano.blogspot.com/2009/12/263-on-air-postumi-di-unaltra.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ingresso ci sono delle ragazze e Anna Galiena che mi rivolge uno sguardo distratto e poi sparisce: noto i suoi occhi azzurrissimi e le sue labbra rosse. Mi vengono incontro due ragazze, si presentano, ma non memorizzo i loro nomi. Credo di ricordare una Valeria. Molto carine entrambe, giovani, simpatiche. Ventidue, ventitre anni al massimo. Nessuna delle due è Eleonora, la persona che mi ha chiamato al telefono e che mi ha scritto un paio di mail. Non c’è neanche Furio, uno degli autori che mi ha telefonato ieri per comunicarmi un cambio di programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Giustina? Sì, ciao. Sono Furio della trasmissione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Protagoniste&lt;/span&gt; di Sky. Senti, abbiamo un problema. Sai che avresti dovuto essere nostra ospite insieme a Daniel McVicar, vero? Beh… lui ha detto che sarebbe venuto a patto che non avessimo parlato di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beautiful&lt;/span&gt;. E quindi non ci sarà: capirai… noi l’avevamo invitato apposta. Quindi la palla passa completamente a te, dovrai farcela da sola… spero che per te vada bene lo stesso, scusa. Grazie mille, a domani.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Valeria (?) mi accompagna in un camerino caldissimo. Mi porta un caffè. Sul tavolo sotto la specchiera-pettiniera-toeletta (adoro le specchiere-pettiniere-toelette) da truccatrici ci sono due riviste, un paio di occhiali da sole e niente altro. Sfoglio tutto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vanity Fair&lt;/span&gt; di Dicembre (o era di Novembre?). &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ciak&lt;/span&gt; lo tengo per dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 15.15&lt;br /&gt;Valeria torna nel camerino, mi chiede se ho bisogno di qualcosa. Le rispondo di no. Lei mi dice che se voglio posso accomodarmi&lt;span style="font-style: italic;"&gt; di là&lt;/span&gt; per trucco e parrucco. Certo che voglio. Il camerino predisposto al restauro è molto fico: le specchiere-pettiniere-toelette sono due, sono illuminate e sono piene di trucchi di tutti i tipi. In tv c’è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Protagoniste&lt;/span&gt; ma non capisco se la stanno registrando o se è una vecchia puntata. L’ospite è Dalila Di Lazzaro. La truccatrice dice che è una bellissima donna. La ragazza che si occupa di me mi ridà un colore umano alle guance, mi trucca gli occhi come quelli di Giorgia Surina, mi elimina la cicatrice dal sopracciglio destro con una matita scura e mi mette un lucidalabbra rosa che mi dura trenta secondi. È molto brava. La pettinatrice (si chiamerà così? Perché non è una parrucchiera, credo. Acconciatrice forse?) prova a raccogliermi i capelli ma poi decide di lasciarmeli giù, slegati &lt;span style="font-style: italic;"&gt;che sono belli e ti riempiono un po’ il viso&lt;/span&gt;. Ci mette su solo una noce di schiuma che profuma di salone di bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 15.30&lt;br /&gt;Torno nell’ingresso principale. Chiedo se posso stare seduta lì a guardare le registrazioni del blocco prima di me. Mi dicono di sì e mi siedo su una delle quattro panche. C’è parecchio viavai, da una stanzetta piena di monitor (sala della regia?), ogni tot, escono delle persone dirette chissà dove. Anche al piano alto c’è parecchio andirivieni. A un certo punto arriva una ragazza bassetta, credo sia una comica di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zelig&lt;/span&gt; ma non saprei dire esattamente. Sul monitor passa la sigla del programma che è molto carina: ci sono delle galline padovane tutte arruffate, una per ciascuna presentatrice. Mi si presenta un ragazzo con una cartelletta, credo sia toscano. Gli chiedo se è Furio, ma no, si chiama Luca. Mi porta in una stanzetta e mi spiega &lt;span style="font-style: italic;"&gt;delle cose&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[ &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Protagoniste &lt;/span&gt;è un talk show in onda sul canale 125 di Sky condotto da Anna Galiena (attrice), Valeria Graci (comica), Marina Terragni (giornalista) e Ilaria Inghlieri (casalinga). &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Protagoniste&lt;/span&gt; è alla sua seconda stagione, funziona. Le presentatrici ti faranno alcune domande. Te ne anticipo qualcuna: tre motivi per non smettere di guardare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beautiful&lt;/span&gt;, il segreto della longevità di questa soap, come mai scrivi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beautiful&lt;/span&gt;… e roba così. Ti siederai in mezzo a loro. Dopo ti mostro lo studio. ]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo di me, Luca spiega &lt;span style="font-style: italic;"&gt;delle cose&lt;/span&gt; anche a Antonio Giuliani, il comico romano che sarà nel blocco successivo al mio, e promette a un ballerino di tango (lo capisco dalle scarpe che indossa: rosse, col tacco) che poi toccherà a lui. Torno a occupare la panca e mi guardo intorno: in un grandissimo monitor attaccato alla parete spio le prove del balletto di Simona Atzori (la ballerina senza braccia che ha danzato con Bolle) e della sua compagna di ballo di cui non capisco il nome. Ripetono il pezzo due volte poi tornano in camerino (lo stesso che ho usato io) e infine aspettano sedute a una panca di fronte a me per registrare. Mentre attende che la chiamino per girare, Simona Atzori si gratta la tempia con un piede nudo. A un certo punto arriva Sergio Sgrilli con due tizi, non arrivano dalla porta, ma dal retro. Forse c’è un’uscita di sicurezza. O un’entrata riservata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 15.45&lt;br /&gt;Mi si presenta una signora alta e magra con un codino biondo a “scopetta”, Eleonora, che mi chiede scusa per l’attesa, dice che ha avuto problemi con i runner… poi grida “SIGNORE, IN STUDIO!” e, da quattro camerini diversi e adiacenti l’uno all’altro, sbucano Anna, Valeria, Marina e Ilaria. La Galiena l’avevo intravista appena entrata nello Studio 3Zero2; Valeria mi aveva fatto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ciao ciao &lt;/span&gt;attraverso il vetro della stanzetta mentre parlavo con Luca; le altre due presentatrici non le avevo ancora incontrate, ma non me le presenta nessuno.&lt;br /&gt;Mentre guardo le riprese del blocco con la Atzori che balla e seguo la sua intervista (le presentatrici sono molto toccate dalla sua forza e dal suo amore per la vita) arriva una modella con una grossa fascia di lana bianca in fronte (alla Rambo), lunghi capelli bondi, lunghe gambe magre, pantaloncini di velluto corti e giacca color cammello. Con lei c’è un tizio pelato. Mi sembra di capire che si tratta di uno chef che poserà le sue creazioni (sushi?) sul corpo nudo della modella. Ma non ne sono certa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 16.00&lt;br /&gt;La Atzori ha quasi finito. Mandano la pubblicità. Le quattro conduttrici chiacchierano e ridono fra loro. Luca mi&lt;span style="font-style: italic;"&gt; racconta&lt;/span&gt; lo studio puntando il dito sul grande monitor appeso al muro: da una parte c’è un tavolo alto con cinque sedie, dall’altra un divano a sei (forse sette) piazze verde scuro; suonerà un campanello (déjà vu), entrerai da quella porta laggiù (déjà vu), e ti siederai alla sedia libera in mezzo alle presentatrici (déjà vu). Niente salottino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 16.15&lt;br /&gt;A chi tocca adesso?; chiede un uomo con i baffetti alla Charlie Chaplin e un microfono come quello delle ragazze di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non è la Rai&lt;/span&gt;. A &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quella di Beautiful &lt;/span&gt;e poi al comico; fa un ragazzo alto e spettinato. Tossisco, lui si gira e mi chiede scusa. Dice che si parla così per brevità, e che a volte i nomignoli sono peggiori. Ora capisco un po’ di più la scelta di Daniel McVicar, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quello di Beautiful&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Luca chiede a un ragazzo col pizzetto di microfonarmi. Il ragazzo col pizzetto mi dà una cinturina da allacciare in vita e mi accompagna in una stanza (sala del mixer?) per lasciarmi sistemare la cintura col microfono sotto il vestito. Poggiato da una parte c’è il disegno di un supereroe fatto da un bambino, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Supe man&lt;/span&gt;. Quando sono pronta, io e Luca passiamo sotto la scritta ON AIR e, dalle quinte, entriamo nello studio che fino a quel momento avevo visto solo sul grande monitor appeso alla parete. Un ragazzo con la faccia simpatica e la barba (aiuto regista? Cameraman?) mi sorride, parliamo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Boris&lt;/span&gt;, mi dice che la terza stagione chiuderà la serie, mi dispiace (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Boris&lt;/span&gt; è geniale), ma ci sta. Le presentatrici non si accorgono di me. C’è anche il pubblico, credevo fossero applausi registrati. Esco dalla porta di legno e aspetto il mio nome: sarà il segnale per entrare. Luca e la sua cartelletta mi fanno compagnia e coraggio. Prima di sentire il mio nome, ascolto le battute che si scambiano le presentatrici di&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Protagoniste&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Ilaria, ti devo fare una confessione, sono stata a letto con Ridge, l’ex marito di Caroline (amnesia) che però era il fratello di Macy e il cognato di Brooke. RISATE. Ecco come si diventa guardando &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beautiful&lt;/span&gt;: come te! RISATE. (amnesia) E pensate che c’è chi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beautiful&lt;/span&gt; lo guarda da vent’anni, e che ci ha persino scritto un libro: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;101 Motivi per non Smettere di Guardare Beautiful&lt;/span&gt;: Giustina Porcelli! ]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca mi fa un cenno, e io parto. Tiro la prima porta, spingo la seconda e sono ON AIR.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-7331728273628620167?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/7331728273628620167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/12/263-on-air-postumi-di-unaltra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/7331728273628620167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/7331728273628620167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/12/263-on-air-postumi-di-unaltra.html' title='263 – ON AIR (Postumi di un’altra intervista televisiva)'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1239505352666754635.post-372831853623209302</id><published>2009-11-19T09:30:00.001-08:00</published><updated>2009-11-19T10:43:26.190-08:00</updated><title type='text'>A PORTA CHIUSA FARE SILENZIO (antefatto di un’intervista televisiva)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SwWPxO61jhI/AAAAAAAABFA/YeTxAuWWLKg/s1600/col_pome_it.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 310px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SwWPxO61jhI/AAAAAAAABFA/YeTxAuWWLKg/s400/col_pome_it.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405885003709386258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se vuoi, l'inizio del racconto lo puoi leggere &lt;a href="http://101motivinonbastano.blogspot.com/2009/11/porta-chiusa-fare-silenzio-antefatto-di.html"&gt;qui&lt;/a&gt; e anche &lt;a href="http://ddno.blogspot.com/2009/11/porta-chiusa-fare-silenzio-antefatto-di.html"&gt;qua&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“NO, scusa devo andare…”&lt;br /&gt;Gli consiglio di fare come fanno tutti quelli che non hanno raccomandazioni.&lt;br /&gt;“Invia il tuo CV a quanti più studi televisivi possibile, prima o poi qualcuno ti risponderà.”&lt;br /&gt;“Ma tu non conosci nessuno?”&lt;br /&gt;“Io?! No, sono solo una scrittrice, è la prima volta che metto piede a Cologno Monzese in vita mia.”&lt;br /&gt;“Ah, ” Mi fa deluso, “Auguri.” Aggiunge prima di rientrare nello Scudo: forse non sa che porta sfiga. O forse sì. Pensare che io ho pure evitato il viola.&lt;br /&gt;Entro in una saletta dal controsoffitto azzurro: siamo al piano terra, una vetrata separa la fiction dalla realtà. in fondo allo studio ci sono due divanetti neri, un tavolino e un televisore. A metà sala c’è un tavolo rettangolare con un gruppetto di ragazze, varie poltrone e un lungo bancone. In fondo alla saletta c’è una grande porta scorrevole con un cartello attaccato sopra e, alla destra del bancone, un ampio ufficio (la Redazione?), la toilette e un distributore di caffè e snack. Mi avvicino alle ragazze che si aprono a ventaglio. Allungo una mano e mi presento. “Abbiamo parlato ieri al telefono”, “Certo”, “Grazie”, “Accomodati sul divanetto”, “Caffè?” “Prima di te c’è lei, la Ragazza dei Gatti”. Guardo le bestiole, non conosco quella razza, mi sembra che non abbiano le orecchie. Non mi piacciono i gatti.&lt;br /&gt;Valentina (Veronica?) mi raggiunge sul divanetto. È simpatica, ha delle belle calze a righe, una gonnella di jeans e stivali neri. Mi tasta la favella. “Hai scritto due libri, giusto? 101 Motivi per non Smettere di Guardare Beautiful e Come imparare a dire NO… e vivere meglio? Ti anticipo che Marco parlerà della Guida al NO e Ambra del libro su Beautiful.”&lt;br /&gt;Peccato, sarebbe stato più divertente il contrario. Valentina (Veronica? Roberta?) mi mostra lo studio di Pomeriggio Italia (era nascosto dietro la grande porta scorrevole): è accogliente, praticamente un soggiorno. Da una parte c’è un bancone all’americana, dall’altro un salottino con due poltrone rosse, lampade, tavolini, quadri e fiori.&lt;br /&gt;“Quando suona il campanello, tu entri da quella porta (ti apriranno Marco e Ambra) e ti siedi su quello sgabello.”&lt;br /&gt;Marco Bellavia faceva Steve in “Kiss me Licia” (o era “Arriva Cristina?”), suonava coi Bee Hive. Ambra Orfei appartiene alla famiglia circense più famosa d’Italia.&lt;br /&gt;“Tu sei… nell’ultimo blocco, verso le 14, 14 e 15… è il più adatto al tema. C’è da aspettare un po’.” Conclude Valentina (Veronica? Roberta?)&lt;br /&gt;Sono le 12.30, sono stata puntualissima nonostante il Maledetto Navigatore. Che faccio per due ore?&lt;br /&gt;Fai come Foster Wallace: documenta; mi consiglia Elisa con un sms. Mi sembra una buona idea. Prendo la mia agenda (tarocco della Moleskine by Esselunga Store) e inizio a scrivere. Sono seduta sul divanetto nero, la tv davanti a me è sintonizzata su Canale Italia, ovviamente. DAVIS E REBECCA cantano in un programma musicale, credo si chiami “Festa in Piazza” o qualcosa di simile.&lt;br /&gt;Arriva Marco B.: ha delle scarpe di vernice azzurra, una giacca blu a quadroni (scozzese?) e una faccia che mi ricordo, ma senza ciuffo anni ottanta.&lt;br /&gt;La diretta di Pomeriggio Italia comincia all’una esatta.&lt;br /&gt;In studio c’è anche Ambra O., ma non capisco da dove sia entrata.&lt;br /&gt;La Ragazza dei Gatti è la prima ospite, lei e i suoi gatti senza orecchie si adagiano su uno dei due divanetti rossi; l’intervistatrice, Ambra O., sull’altro. I peli dei gatti si attaccano alla maglia nera della loro vistosa padrona.&lt;br /&gt;Perché io mi dovrò sedere sullo sgabello?&lt;br /&gt;Mi si presenta un signore, Lucio (?), è uguale uguale a Ricky Gervais di “The Office”. Indossa un completo nero, e ha la stessa pettinatura e lo stesso atteggiamento di David Brent. Credo sia il produttore del programma, o qualcosa di simile.&lt;br /&gt;Mi scappa la pipì.&lt;br /&gt;La porta scorrevole si apre, ne esce Marco B. con una faccia interrogativa. Mi lancia una specie di sorriso d’intesa: è la prima volta che mi guarda. O forse sono io che lo guardo per la prima volta. Qualcuno gli chiede se stiamo facendo troppo casino. Su tre fogli appiccicati insieme c’è scritto: “A PORTA CHIUSA FARE SILENZIO”. Ma Marco B. ci risponde di NO, scambia due parole con Lucio-Gervais e poi torna in studio.&lt;br /&gt;È l’una e mezza. Le ragazze (Veronica?, Roberta?, Valentina?) vanno a mangiare, non mi invitano. Ma io non ho ancora fame, ho un po’ di mal di testa.&lt;br /&gt;Marco B. presenta un gioco. “Qual è il vero nome di Nino Manfredi?” chiede a una telespettatrice al telefono.&lt;br /&gt;Pubblicità.&lt;br /&gt;Non mi hanno ancora microfonata. La porta scorrevole si apre, ne esce una scenografia verde. Adoro il verde. Oggi mi sono messa delle bellissime calze verdi.&lt;br /&gt;Lucio-Gervais si mette il soprabito. Se ne va?&lt;br /&gt;La Ragazza dei Gatti esce dallo studio e torna nella saletta. Rimette i due animali nelle loro gabbie. Tre ragazzi fanno moine ai gatti senza orecchie. A me non mi si fila nessuno. O forse sono io a non filare nessuno?&lt;br /&gt;Marco B. e Ambra O. sono di nuovo in onda; il gioco (del puzzle) continua. Paolo, un telespettatore al telefono, spara un 3.867, ma sbaglia numero. Chissà cos’è che doveva indovinare, non ho capito. Mi ricordo dei fagioli di Raffaella Carrà (o erano ceci?)&lt;br /&gt;Sono le due meno venti.&lt;br /&gt;“Pronto?”, “Buongiorno, Marco”, “Chi è il regista del film L’Appartamento”?&lt;br /&gt;Samuela mi ha appena truccata. Samuela ha una bella maglia viola: allora non porta sfiga il viola in tv. Appesa in vita ha una cintura piena di pennelloni e in mano una trousse. “Potrei addormentarmi in questo esatto momento”, le ho detto mentre mi spennellava il viso. Mi ha sorriso.&lt;br /&gt;In tv ora c’è una ragazza senza gatti. Credo sia una poetessa, è molto molto figa. Ha i tacchi a spillo, pantaloni neri aderenti, camicetta di raso nera, lunghi capelli castani, e labbra super carnose. È microfonata, io ancora no.&lt;br /&gt;È arrivato un altro tizio. Un altro ospite, immagino. Credo sia un professore. Si informa sul numero delle telecamere, su quale guardare, sul tempo massimo e minimo da dare alle sue risposte. Io non fatto nessuna domanda. O è troppo pedante lui o troppo cialtrona io.&lt;br /&gt;(La poetessa, Katrina - è passato il sottopancia - è modella e scrittrice. Che cazzo.)&lt;br /&gt;Il professore sarà intervistato prima di me che sono qui dalle dodici e un quarto.&lt;br /&gt;(Katrina ha vinto il campionato nazionale di body Fitness, Niente altro?)&lt;br /&gt;Samuela, la truccatrice, mi ha appena sorriso. O sono io ad averle sorriso?&lt;br /&gt;(Katrina la modella poetessa e scrittrice vincitrice del campionato nazionale di boby fitness ha finito, tocca al professore.)&lt;br /&gt;Samuela mi dice che il lucida labbra me lo mette dopo, se no me lo mangio.&lt;br /&gt;Prima di entrare nel salotto di Pomeriggio Italia, il professore domanda all’Autrice (Roberta?) se Canale Italia ha copertura nazionale. Gli dicono di sì. Ne è contento. Il professore è abbronzatissimo.&lt;br /&gt;Mi sono pasticciata le dita con la penna biro: non sono più abituata a scrivere a mano. Mela ci, mela vu, mela zeta, mela esse.&lt;br /&gt;I due assistenti (?) del professore si siedono sul divanetto nero accanto al mio, davanti alla tv, per guardare il loro mentore in azione: il ragazzo sembra terrorizzato, la ragazza per niente.&lt;br /&gt;Approfittando di una pausa pubblicitaria, qualcuno alle nostre spalle usa una sparachiodi contro la scenografia verde, il pannello che era uscito di scena mezz’ora fa.&lt;br /&gt;4, 3, 2, 1… diretta.&lt;br /&gt;“Bentornati a Pomeriggio Italia”.&lt;br /&gt;Il professore è un chirurgo estetico, mi sa. Sento poco, il volume è basso. Ambra O. lo accompagna in salotto: spero non sia allergico al pelo dei gatti.&lt;br /&gt;Stacco. Un’inviata del programma ferma sei persone per strada che hanno delle domande per il professore. Mi sa che la ragazza col cappottino rosso è una della Redazione (Veronica?).&lt;br /&gt;La specializzazione del professore si chiama LIPOCONDENSAZIONE.&lt;br /&gt;Marco B. non è in studio, è nella saletta, saluta Katrina che sta per andarsene. Anche la Ragazza dei Gatti se n’è andata, ha chiamato un taxi.&lt;br /&gt;Tre minuti alle due, mi sa che ci siamo.&lt;br /&gt;Più o meno so cosa mi chiederanno, ma non so che cosa risponderò. In genere improvviso. Spero di non rivedermi, non mi piace: mi sa che assomiglio a qualcuno che non posso soffrire.&lt;br /&gt;Telefonata da casa per il professore. Una telespettatrice da Bergamo fa una domanda a proposito della ricostruzione del seno in seguito a un intervento oncologico. Il professore spacca l’obiettivo. Sarà perché è abbronzato… ma ha il ritmo nel sangue.&lt;br /&gt;Le due e un minuto, “Beautiful” sarà quasi finito. Chissà se Steffy ha accettato la proposta di Brooke e ha lasciato la Forrester?&lt;br /&gt;Altra telefonata in linea per il professore. Daniela da Roma chiede se si può fare qualcosa per le grosse cicatrici che le ha lasciato un intervento per ridurre le orecchie a sventola. Il professore distingue due tipi di cicatrici differenti, cheloidee e ipertrofiche.&lt;br /&gt;Ambra O. dice “eufemismici” invece di “eufemistici”.&lt;br /&gt;Il ragazzo terrorizzato e io la correggiamo a bassa voce e ci sorridiamo, sbruffonistici. È l’addetto stampa del professore; la ragazza, invece, è l’assistente del chirurgo. Facciamo quattro chiacchiere: la ragazza dice che comprerà “Come imparare a dire NO… e vivere meglio”. Mi racconta di un ex fidanzato che aveva tempo per tutti tranne che per lei e che, per vederlo, era costretta a tenersi libera più o meno sempre. Era sollevata di avere un altro fidanzato. L’addetto stampa mi ha detto che la sua di fidanzata conosce la collana che include i miei libri, e che forse ha “proprio questo qui di Beautiful”.&lt;br /&gt;Mi si sono gelati i piedi e le mani: mi sa che ho fame. Proprio ora.&lt;br /&gt;Chissà se qualcuno da casa mi guarderà, io non l’ho detto quasi a nessuno che sarei stata ospite in tv, magari l’aspirante autista di VIP (anche internazionali) si è sintonizzato. Quasi quasi lo saluto in diretta…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1239505352666754635-372831853623209302?l=continuaqui.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://continuaqui.blogspot.com/feeds/372831853623209302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/11/porta-chiusa-fare-silenzio-antefatto-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/372831853623209302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1239505352666754635/posts/default/372831853623209302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continuaqui.blogspot.com/2009/11/porta-chiusa-fare-silenzio-antefatto-di.html' title='A PORTA CHIUSA FARE SILENZIO (antefatto di un’intervista televisiva)'/><author><name>Giustina</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/-QfeJnFQ5MCw/TlVq2TXV0FI/AAAAAAAACKs/_cxGegkqJfE/s220/io_blog.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-bxZUm_nMfI/SwWPxO61jhI/AAAAAAAABFA/YeTxAuWWLKg/s72-c/col_pome_it.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
